Tangenti e alta velocità

Nove ordini di custodia eseguiti a Roma e Napoli; tra i
destinatari l’ex presidente della Regione Campania.
L’accusa: Rastrelli faceva pagare alle Regione 132 miliardi
di affitto l’anno per i due palazzi usati come uffici

 
ROMA – Una storia di tangenti e grandi appalti, che si dipana lungo due filoni: in primo piano i lavori per l’Alta velocità sulla tratta Roma-Napoli; in seconda battuta, alcuni fondi per il Giubileo. Un’inchiesta aperta da tempo, che oggi ha avuto degli sviluppi clamorosi: ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nei confronti di Antonio Rastrelli, ex presidente della Regione Campania ed esponente di Alleanza Nazionale; l’ex assessore regionale Marcello Taglialatela, anche lui di An; il consulente della Regione Campania Vincenzo Maria Greco; l’ispettore generale capo del ministero del Tesoro, Vincenzo Chianese; Sergio De Nicolais, funzionario della Banca di Roma addetto al servizio clienti; i fratelli imprenditori Agostino, Vittorio e Sandro Di Falco; Domenico Zuccherone, collaboratore di Taglialatela.

Tra queste persone colpite dai provvedimenti restrittivi, tre sono in carcere: Chianese, De Nicolais e Agostino Di Falco; per gli altri, ci sono stati gli arresti domiciliari. Ci sono poi alcuni funzionari sospesi dagli incarichi legati alla realizzazione dell’Alta velocità: tra loro l’attuale amministratore della Tav, Roberto Renon; l’imprenditore Giovanni Donigaglia, della cooperativa costruttori di Argenta (Ferrara); l’imprenditore Paolo Pizzarotti.

Il nome eccellente dell’inchiesta è però Antonio Rastrelli. Le accuse per lui sono di truffa e corruzione. Alla base di tutto le due torri del Centro direzionale di Napoli, di proprietà di società gestite da Di Falco e Pizzarotti e affittate alla Regione per tenere i suoi uffici. Il canone annuale (132 miliardi, secondo quanto riferito dall’agenzia Ansa) per i palazzi è apparso incredibilmente alto agli inquirenti. Che hanno ipotizzato una "patto" con Rastrelli: il presidente della Regione avrebbe cioè ricevuto in cambio "la promessa di partecipare a una non precisata società immobiliare di Di Falco". Accuse respinte dalla difesa di Rastrelli. Che sostiene che l’affitto fu deciso dopo una gara e una valutazione di una commissione e dell’asessore competente al tempo dei fatti.

L’operazione è partita questa mattina, su iniziativa dei carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) e della procura distrettuale di Roma. Ai personaggi coinvolti sono stati contestati reati come associazione per delinquere, corruzione, frode in opere pubbliche. A emettere i provvdimenti il gip romano Otello Lupacchini, su richiesta del pm che da tempo segue l’indagine, Pietro Saviotti. Per adesso c’è riserbo sul perché di questo grappolo di ordinanze di custodia eccellenti; ma secondo indiscrezioni sarebbero state accertate "gravi violazioni" della legge nella gestione dei lavori sulla linea ferroviaria ad alta velocità Roma-Napoli.

L’inchiesta ha preso spunto sia da alcuni esposti che ipotizzavano infiltrazioni camorristiche, nell’ambito dei lavori per il Giubileo; sia da un attentato ad un’azienda impegnata nei lavori per l’alta velocità ferroviaria, contro un suo cantiere aperto a Castrocielo, in provincia di Frosinone. Si trattava della società Icla, negli anni ’80 grande beneficiaria degli appalti per la ricostruzione post-terremoto in Campania: il 21 gennaio del ’96, una carica di esplosivo venne fatta saltare sotto una pala meccanica. Le indagini, avviate dai pm romani Pietro Saviotti e Silverio Piro, furono poi trasmesse per competenza ai magistrati di Perugia, e si intrecciarono con un’altra inchiesta sull’Alta velocità, quella aperta dalla Procura di La Spezia. E che coinvolse anche il finanziere, già finito nella "mani pulite" milanese, Francesco Pacini Battaglia, oltre che l’allora procuratore di Cassino, Ignazio Savia. Oltre tre anni dopo, la clamorosa operazione di questa mattina fa tornare d’attualità l’intera vicenda.

(3 giugno 1999)
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