"Insieme ad una manciata di videomakers abbiamo girato mezza Italia seguendo i binari della linea ad alta velocità. Dalle immagini e dalle voci che abbiamo raccolto affiorano storie poco conosciute, effetti collaterali della più grande opera all' italiana..."

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Opera grande o grande disastro?

zoserberg | 22 Gennaio, 2008 12:11

‘ No alla distruzione della valle’. ‘No ai cantieri’. Dopo gli inceneritori, i depositi di stoccaggio di materiale radioattivo, le antenne dei cellulari, il Mose e la variante di valico appenninica, il ponte sullo Stretto, tocca all’Alta velocità ferroviaria incontrare la ferrea opposizione della popolazione locale, supportata dai sindaci dei comuni e dai leader dei movimenti ambientalisti.

Volontà popolare della comunità montana e interesse nazionale viaggiano su binari divergenti e rinnovano l’ennesima battaglia fra centro e periferia, tutela ambientale e sviluppo. La sindrome ‘Not in my backyard’, ‘Non nel mio cortile’ si rivela ancora una volta fortissima.

Ma i valligiani contraccano: è una contrapposizione che ignora i motivi del nostro ‘no’ alla Tav. ‘La solita mistificazione dell’oscurantismo degli ambientalisti’, gridano i comitati di Lega ambiente. Gli argomenti contro la Tav non sono pochi, né trascurabili: costi eccessivi, difetto di garanzie rispetto alla tutela della salute dei residenti, errori macroscopici nella previsione dei flussi di traffico.

Dall’altra parte, Regione Piemonte, Savoia, i governi di Roma e Parigi: l’alta velocità Torino-Lione è un passaggio ineludibile dell’adeguamento delle infrastrutture europee, chiave di volta di sviluppo e occupazione. L’Unione europea mette fretta: il tempo delle decisioni definitive è vicino, se il progetto non parte perderà i finanziamenti europei.

Il 6 ottobre un ETR 500 sul tratto tra Saluggia e Balocco, nel vercellese, tocca i 350,8 km/h. Il 4 novembre una telefonata anonima avverte: sulla statale 25, a Susa, c’è un pacco bomba. Il 10 novembre la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, riceve una lettera con tre proiettili. Il ministro dell’Interno Pisanu avverte: c’è il rischio di infiltrazioni del movimento anarchico inserrurezionalista nella protesta anti Tav.

Fra mille polemiche e qualche scontro con la polizia, partono i primi sondaggi geologici per la costruzione del tunnel ferroviario. Il 16 novembre la Val Susa si ferma: sciopero generale. La battaglia continua.


rainews
20.11.2007

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