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di Fiorenzo Ferlaino*
il manifesto, 13 dicembre 2005
In Val di Susa su un masso erratico tra le rovine del Castello del Conte Verde, a Caprie, è ricordato il passaggio di Carlo Magno. Prima di lui attraversarono la valle Annibale e Cesare, dopo numerosi eserciti e ancora vivi sono i segni del passaggio di Napoleone. Da sempre la valle è un luogo di connessione. Oggi è attraversata dalla ferrovia, due strade statali, un'autostrada e si pensa di costruire anche il collegamento internazionale dell'alta velocità ferroviaria attraverso un tunnel di base di 54 km. La prima domanda che appare legittima è: ma è il caso? Certo la situazione è molto diversa dal 1857 quando iniziarono i lavori del Frejus.
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http://www.denaro.it/go/a/_articolo.qws?recID=256720
Tav Napoli-Bari, Di Pietro: Non sarà come in Val di Susa
Vogliamo discutere con i territori. Per la Napoli-Bari non si ripeterà quello che è successo in Val Di Susa. Lo afferma ieri a Foggia il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro intervenendo ieri alla presentazione dello Studio di fattibilità della linea ad Alta capacità che collegherà le due capitali del Mezzogiorno (il progetto è stato presentato in Campania lo scorso 30 ottobre a Benevento).
“Un progetto a lungo termine a cui noi stiamo lavorando da diversi anni, anche quando non era di moda”. Così Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, ripercorre ieri a Foggia le tappe che hanno portato allo studio di fattibilità della linea ad alta capacità ferroviaria tra Napoli e Bari.
“Questa linea — racconta Moretti - non è considerata nemmeno nella legge obiettivo, ma Ferrovie dello Stato con Rete Ferroviaria Italiana è da quattro anni che ci sta lavorando su. Una linea che serve a fare rete nel meridione e nel fare rete, a collegare il meridione con il Nord e con l’Europa”.
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"Le voci, i volti, le immagini di una comunità in lotta, che si fa movimento, giorno dopo giorno, passo dopo passo. Le cronache della Valle di Susa in lotta, la Valle della battaglia del Seghino, la Valle che si è ripresa Venaus, la Valle che resiste"
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Ma quanto costa l'Alta velocità? E come sarà finanziata? In Europa già ci siamo, con ben 7 tunnel. Ma non ci accetteranno mai se non modificheremo il sistema delle scatole cinesi
di Erasmo Venosi*
il manifesto, 9 dicembre 2005
Le recenti prese di posizione a favore del progetto d'alta velocità (Av) Torino-Lione espresse da opinion maker, politici e soggetti istituzionali appaiono a volte come slogan, a volte come interventi interessati, comunque avulsi dalla vasta documentazione ufficiale esistente e relativa all'alta velocità ferroviaria. (...) L'aspetto poco pubblicizzato del progetto Av è quello dei costi e delle modalità di finanziamento. I soli costi industriali, compresa la tratta Torino Venaus, escludendo quindi soltanto il tunnel (il cui costo è per ora incalcolabile), ammontano complessivamente a circa 90 miliardi di euro tra linee, nodi, costi di struttura e contingencies (compresivi dei nuovi segmenti introdotti dalla legge obiettivo): a tale cifra vanno aggiunti i costi finanziari, l'infrastrutturazione aerea a causa della tensione diversa da quella delle linee convenzionali (costo complessivo di circa 3mld di euro), l'elettrodotto dedicato al servizio della linea Av, i costi d'acquisto di nuovo materiale rotabile (elettrotreni, carrozze e l'intera dotazione di carri merci) stimati in circa 7 miliardi e quelli di riconversione dei locomotori attuali e delle carrozze con convertitori.
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Intervista col professor Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino, consulente tecnico per i Comitati NoTav.
di Giuseppe Tolva
da www-megachip.info, 20 novembre 2005
Professor Tartaglia, quando si inizia a parlare di Alta Velocità?
L'Alta Velocità arriva in Italia nel 1990. Il progetto fu presentato fin dall'inizio con molta forza, soprattutto dal punto di vista dell'immagine; attraverso i giornali e la televisione si è diffusa l'idea di una tecnologia moderna, di treni estremamente veloci, 300 Km/h, che avrebbero accorciato tutti i tempi di viaggio.
Come vedeva il progetto negli anni 90?
All'inizio, come moltissimi, lo consideravo positivamente: trasporti di massa, viaggi veloci e comodi, come pensarne male? Poi, però, bisogna andare oltre la propaganda; leggere i dati e capire i numeri.
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