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A fine giugno gli azionisti di Igli, la società che controlla con il 29,9 per cento Impregilo, avranno sul tavolo una prima valutazione di massima effettuata da Mediobanca in merito a eventuali imprese da acquisire. Tramontata, almeno per il momento, ogni ipotesi d’integrazione con Aastaldi, la seconda società di costruzioni italiana, con la quale non è mai stata avviata una vera trattativa, Ligresti, Benetton e Gavio i tre azionisti di Igli ciascuno con un terzo del capitale sono fermamente intenzionati a crescere per linee esterne. (Continua)
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di Luciano Gallino
la Repubblica, 30 novembre 2005
Sono tendenzialmente favorevole a un rilevante trasferimento del traffico merci dalla strada alla rotaia. Potrei quindi essere etichettato come un potenziale pro Tav, per inclinazione e per gli studi fatti sulle conseguenze dello sviluppo industriale. La massa delle merci in viaggio per l’Europa è formata in effetti o da materie prime o semilavorati o componenti destinati all’industria, oppure da beni prodotti dall’industria. Il mezzo più efficiente per trasportarli, dal punto di vista energetico, e il meno oneroso per l’ambiente, è certo la ferrovia. Ben vengano dunque i progetti intesi a trasferire sui treni alcuni milioni di tonnellate di merci l’anno.
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Ma quanto costa l'Alta velocità? E come sarà finanziata? In Europa già ci siamo, con ben 7 tunnel. Ma non ci accetteranno mai se non modificheremo il sistema delle scatole cinesi
di Erasmo Venosi*
il manifesto, 9 dicembre 2005
Le recenti prese di posizione a favore del progetto d'alta velocità (Av) Torino-Lione espresse da opinion maker, politici e soggetti istituzionali appaiono a volte come slogan, a volte come interventi interessati, comunque avulsi dalla vasta documentazione ufficiale esistente e relativa all'alta velocità ferroviaria. (...) L'aspetto poco pubblicizzato del progetto Av è quello dei costi e delle modalità di finanziamento. I soli costi industriali, compresa la tratta Torino Venaus, escludendo quindi soltanto il tunnel (il cui costo è per ora incalcolabile), ammontano complessivamente a circa 90 miliardi di euro tra linee, nodi, costi di struttura e contingencies (compresivi dei nuovi segmenti introdotti dalla legge obiettivo): a tale cifra vanno aggiunti i costi finanziari, l'infrastrutturazione aerea a causa della tensione diversa da quella delle linee convenzionali (costo complessivo di circa 3mld di euro), l'elettrodotto dedicato al servizio della linea Av, i costi d'acquisto di nuovo materiale rotabile (elettrotreni, carrozze e l'intera dotazione di carri merci) stimati in circa 7 miliardi e quelli di riconversione dei locomotori attuali e delle carrozze con convertitori.
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Intervista col professor Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino, consulente tecnico per i Comitati NoTav.
di Giuseppe Tolva
da www-megachip.info, 20 novembre 2005
Professor Tartaglia, quando si inizia a parlare di Alta Velocità?
L'Alta Velocità arriva in Italia nel 1990. Il progetto fu presentato fin dall'inizio con molta forza, soprattutto dal punto di vista dell'immagine; attraverso i giornali e la televisione si è diffusa l'idea di una tecnologia moderna, di treni estremamente veloci, 300 Km/h, che avrebbero accorciato tutti i tempi di viaggio.
Come vedeva il progetto negli anni 90?
All'inizio, come moltissimi, lo consideravo positivamente: trasporti di massa, viaggi veloci e comodi, come pensarne male? Poi, però, bisogna andare oltre la propaganda; leggere i dati e capire i numeri.
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30/03/2007 - Sciopero di 8 ore dei lavoratori dell'Alta Velocita' Bologna-Firenze. La protesta nasce dall'interruzione dei lavori nelle varie tratte dell'Alta Velocita' e delle stazioni di collegamento.
(Continua)
Le domande senza risposta
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